Opening Guy Tillim, O Futuro Certo – 7 Novembre @MACROviaNizza

Guy Tillim
O Futuro Certo

A cura di | Curated by Marco Delogu
In collaborazione con | In collaboration with Flavio Scollo

Opening: 7 novembre 2017 ore 18
Apertura al pubblico: 8 novembre – 31 dicembre 2017

 

Testo di | Text by Guy Tillim

Perché questa mostra? La verità è che non lo so. Potrei provare a spiegare le mie motivazioni, il contesto delle immagini, ma equivarrebbe a costruire un muro per descrivere un campo di significati. Quello che trovo interessante nelle immagini sfida un codice letterario: il suo vocabolario si trova altrove. Forse è musicale. Bisogna guardarle, ascoltarle, ed è in ciò che risiede il paradosso.

Ciò che viene tradotto in fotografia è spesso stereotipo, ogni immagine di successo è in parte una resistenza a questo impulso. Facile a farsi, ma se non parla direttamente di una profonda esperienza del mondo, non è nulla. Un’esperienza del mondo che è ricca, sfumata, dettagliata, ambigua, è ridotta a significanti che confermano come io vorrei che fosse. Guardo le fotografie che ho fatto e sono solo pallidi echi di una esperienza. Lasciamo che siano ambigue, non enfatiche, per il momento è sufficiente.

Non negherò l’abilità della fotografia di testimoniare, alle persone il passato e alle cronache gli eventi, ma con me la fotografia ha sempre faticato a penetrare la dimora della memoria. La mia stessa infanzia è come un sogno: altri la abitano come avviene nei sogni, ma non possono conoscerla. Concorderemo sulle prove documentarie disponibili che è esistita, che certi eventi sono accaduti e che le fotografie saranno i pilastri di un mito che galleggerà in un’impenetrabile nebbia obliante.

Mi sono convinto che le fotografie sono imparziali, o dovrebbero sforzarsi di esserlo. L’oggettività, nonostante la soggettività del vedere o l’indifferenza alla certezza, è il loro scopo. Se vi è una partigianeria, questa dovrebbe risiedere nella scena stessa in cerca di pubblico, non in chi la osserva. Nel fare una fotografia, cerco di inquadrare una finestra su un mondo che riflette il suo sguardo attraverso di me o la mia fotocamera e chiede la semplice domanda che è sempre bene porsi: chi sono? Mi conforto nel pensare che queste fotografie siano un passo verso quella finestra.

 

ENGLISH

 

Why this exhibition? The truth is, I don’t really know. I could go ahead and explain myself, describe the context of the images, but it would be like building a wall to describe a field of meaning. What I find interesting in images defies a literary code, its vocabulary lies elsewhere. Perhaps it is musical. You have to look at it, listen to it, and therein lies the paradox.

What is exchanged in photography is often stereotype, each successful image is in part a resistance to that impulse alone. Easy to make, but if it does not speak directly of a deep experience of the world, it is nothing much. Experience of the world that is rich, nuanced, detailed, ambiguous, is reduced to signifiers that confirm how I’d like it be. I look at the photographs I have made and they are such pale echoes of an experience. Let them be ambiguous, un-emphatic, that is enough for now.

I will not deny the photograph’s ability to witness, to people the past, to chronicle events, but to me photography has strained to penetrate the mansions of memory. My own childhood is like a dream, others inhabit it as if in a dream, they cannot know it. We will agree on the documentary evidence available that it existed, certain things happened, and the photographs will be the pillars of a myth that will float in an impenetrable haze of oblivion.

I have come to be convinced that photographs are impartial, or should strive to be. Their objectivity, despite the subjectivity of seeing, or indifference to certitude is their achievement, if any. If they have a partisanship it should lie with a scene seeking an audience, not with who’s looking at it. So in making photographs I try to frame a window onto a world that in its way looks back through me or my camera and asks the simple question always worth asking: who am I? I humour myself and think that these photographs are steps towards that window.

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