“Là dove c’è potere, c’è resistenza / Where there is power, there is resistance”. Michel Foucault, La volontà di Sapere / Will to Know, 1976

Album #63 (Anarchici)

In collaborazione con l’Archivio di Stato di Roma

Il rapporto tra identità e fotografia è da sempre caratterizzato da una forte conflittualità tra ciò che è osservato e ciò che è percepito. Roland Barthes, nel suo famoso saggio “La Camera Chiara” spiegava come avvertisse l’atto di essere fotografati come una micro esperienza della morte, che crea e mortifica a piacimento il corpo tramutandolo in un oggetto, riscontrando così il pericolo di un’effigie legata ad un io immobile lasciato in balia di un senso che sarà attribuito dalla società e dal contesto di fruizione. La fotografia, declinata come strumento archivistico, ha messo più volte in risalto i conflitti latenti tra identità singole e collettiva e lo stato di potere. Eppure, persino nella foto segnaletica che presuppone per sua natura conflittualità, la foto-ritratto non può prescindere dalla cooperazione del soggetto, in quanto egli non si esime dall’assumere una posa, ovvero indossare una maschera di senso.

Dagli Archivi di Stato di Roma, per opera di un progetto di ricerca a cura di Eugenio Lo Sardo e Manola Ida Venzo, emerge uno straordinario ritratto collettivo del movimento anarchico nel periodo della sua massima estensione, tra il 1870 ed il 1914, vigilia della prima guerra mondiale. Sul palcoscenico romano in particolare, ma in generale su tutto il territorio italiano, si fronteggiano lo Stato, con i suoi strumenti di controllo sia centrali che territoriali, e i movimenti antagonisti con alle spalle i miti rivoluzionari del Risorgimento e della Comune di Parigi e che non si sono arresi alla vittoria istituzionale della monarchia. A dettare il senso, più che l’annotazione del reato, è la parola “Anarchico” che tenta di emarginarli in una categoria difficilmente esaustiva dell’eterogeneità che rappresentano. Dai ritratti scrupolosamente schedati di uomini e donne, ragazzi e adulti, braccianti o intellettuali – scaricati dal peso di una biografia individuale – emerge il difficile rapporto tra i movimenti libertari e socialisti e lo stato monarchico dell’Italia liberale. Completano il ritratto i moltissimi documenti, opuscoli, volantini e giornali di contro-informazione che il movimento ha prodotto.

The relationship between identity and photography has always featured a strong conflict between what is observed and what is perceived. R. Barthes felt that the act of being photographed was like a minor death experience, which creates and mortifies the body at will, transforming it into an object with the risk of becoming an effigy tied to a motionless ego left at the mercy of a meaning to be assigned by society and by the context of use. Photography, structured as a means of keeping records, has several times highlighted the latent conflicts between single and collective identities and authority. And yet, even in identikit photos which by their very nature presuppose conflict, the photo-portrait cannot disregard cooperation by the subject who does not avoid striking a pose or even wearing a mask of meaning.

From the state archives, through a research project by Eugenio Lo Sardo and Manola I. Venzo, an extraordinary collective portrait emerges of the anarchist movement in the period of its greatest expansion, between 1880 and 1914. The meaning comes not from the recording of the crime but from the word “anarchist” which encloses them in a category unlikely to be exhaustive of the many facets they represent. From the portraits on file of men and women, youths and adults, farm workers or intellectuals, released from the weight of an individual biography, emerges the difficult relationship between the libertarian and socialist movements and the monarchic state of liberal Italy. The portrait is completed by the very many documents, booklets, fliers and newspapers with counter-information which the movement produced.