OMO – The Human Landscape
20 August 2015

[:en]Il 20 luglio del ’69 l’astronauta Neil Armstrong mise piede per la prima volta sulla Luna. Vi lasciò impressa la forma ovale dello scarpone che divenne presto talmente iconica da divenire parte integrante del paesaggio lunare. 350.000 anni prima alcuni appartenenti ad una delle tante specie di homo esistite lasciavano le loro impronte sulla superficie di un complesso vulcanico nel casertano. Entrambe le orme sono testimoni di grandi imprese dell’uomo, dell’incredibile capacità di superare abilmente gli ostacoli tecnologici e naturali. Rendono conto di come il paesaggio sia espressione umana e mettono in dubbio il concetto stesso di “confine”: il passato, il presente ed il futuro dell’uomo è un racconto di migrazioni. Oggi come ieri gli uomini sono in movimento per sete di conoscenza o per sopravvivenza e delle tante specie di homo che hanno vissuto il mondo, oggi ne resta una sola composta da sette miliardi di individui. L’uomo com’è oggi, deve la sua esistenza proprio a questa spinta.

 

Neil Armstrong, Bootprint on the Moon. The Moon, 1969

 

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Flavio Scollo, Wall of Nature, from the series OMO - The Human Landscape, 2015

 

July 20, 1969 the American astronaut Neil Armstrong set foot for the first time on the moon accompanied by the proverbial phrase “One small step for a man, one giant leap for mankind.” That small step left impressed the oval shape of the boot and the photograph that immortalized soon became iconic impressing it  in our collective memoryto the point that it becomes part of the landscape. That footprint testifies the incredible human ability to skillfully overcome the technological obstacles and natural, and at the same time testifies to significantly change the landscape and our perception with our one step from the small depression in the ground.

Roccamonfina is a volcano that was active between 630,000 and 50,000 years ago, in the province of Caserta in Campania. During its activity, its slopes were covered with muddy ground made up of tuff and deposits of volcanic ash, lava and pumice in the process of cooling. On the steep slope on the eastern side (which falls today in the towns of Tora and Piccilli), 350,000 years ago, some individuals, not without some difficulty, they created with their passing a path of footsteps descending the ridge. They had a height of perhaps 1.60, walked perfectly upright and in all possible meanings were archaic forms of modern man, but were not homo sapiens. They couldn’t still be Homo neanderthalensis and certainly were not denosovian, the two forms of Homo contemporary of our species.

That hominid so similar to us, but at the same time so different could consistently belong to the genus Homo Erectus as that Homo heidelbergensis. Only research and any new findings in the area will be able to tell us with greater confidence. For the time being, both hypotheses are stunningly beautiful. Which will prove that the most correct theory for the allocation of the footprints, there is no doubt that these testify to the passage of man, proving once again how human history is made up of countless migrations and how our very existence must a huge debt to our adaptability to our ability to overcome the obstacles, to push the boundaries, to deal with the unexpected.

Certainly the first proto-men of our predecessors were not generally aware of the large company that over generations were making and in addressing new landscapes for them aliens, the phrase “It’s a great honor and privilege for us to be here representing not only the United States but men of peace of all nations, and with interests and the curiosity and with the vision for the future. It’s an honor for us to be here portatili participate on today “it was probably replaced by some grunts with an archaic grammatical structure of some proto-language.

Nevertheless, the two paths down the ridge in a zig-zag, show us their path and the choices you have made to overcome obstacles. Using your imagination can imagine two men together, they make different choices for the descent. Their paths turn away, they will approach and move away again. In our imagination these men are no longer two simple men, but they represent the human race. But they represent two different ideals of man, one that we know today and the other what we could become. The footprints themselves take a transformation from microscopic to macroscopic size, thus lose their identity initial footsteps as simple depressions of a few centimeters into the soil and instead conquer the depth of meters and kilometers of becoming the landscapes where man has found shelter and those that man had to overcome: they become so canyons, caves, creeks, valleys and deserts. Those footprints tell us so the journey of man, which is a narrative composed of continuous migrations in search of better environments and encounters and clashes with other cultures that have enriched the path, a journey driven by “curiosity, interest and the vision of the future. ” Tell us in a journey that is the past and at the same time this man and his future, the same concept of “border” is questioned: the early hominids that explored Europe then alien to the most recent space achievements, every seemingly insurmountable obstacle is eventually passed through cooperation between individuals.

Those premises that have always pushed our journey to places unknown before, are still the same ones that push thousands of people every day to cross the deserts of land or sea, in that precarious situations, this time fleeing from disastrous economic situation, regimes and wars in the hope of finding a place to rebuild their lives through better opportunities. And just as the dawn of our very existence is a journey that today is undertaken mainly by the African regions and tend to create attitudes of fear and difference towards what is different. But this story, the history of man, has a history of several ideas of men, who have taken different paths. Of these different men, today there remained only one, formed by 7 billion individuals.[:it]Il 20 luglio del ’69 l’astronauta Neil Armstrong mise piede per la prima volta sulla Luna. Vi lasciò impressa la forma ovale dello scarpone che divenne presto talmente iconica da divenire parte integrante del paesaggio lunare. 350.000 anni prima alcuni appartenenti ad una delle tante specie di homo esistite lasciavano le loro impronte sulla superficie di un complesso vulcanico nel casertano. Entrambe le orme sono testimoni di grandi imprese dell’uomo, dell’incredibile capacità di superare abilmente gli ostacoli tecnologici e naturali. Rendono conto di come il paesaggio sia espressione umana e mettono in dubbio il concetto stesso di “confine”: il passato, il presente ed il futuro dell’uomo è un racconto di migrazioni. Oggi come ieri gli uomini sono in movimento per sete di conoscenza o per sopravvivenza e delle tante specie di homo che hanno vissuto il mondo, oggi ne resta una sola composta da sette miliardi di individui. L’uomo com’è oggi, deve la sua esistenza proprio a questa spinta.

(extended text: italiano | english)

Neil Armstrong, Bootprint on the Moon. The Moon, 1969

 

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Flavio Scollo, Wall of Nature, from the series OMO - The Human Landscape, 2015

ITALIANO

 

Il 20 luglio 1969 l’astronauta americano Neil Armstrong mise piede per la prima volta sul suolo lunare accompagnandosi con la proverbiale frase “One small step for a man, one giant leap for mankind”. Quel piccolo passo lasciò impressa la forma ovale dello scarpone e la fotografia che la immortalò divenne presto iconica imprimendola a tal punto nella nostra memoria collettiva da farla diventare parte integrante del paesaggio. Quell’orma testimonia l’incredibile capacità umana di superare abilmente gli ostacoli tecnologici e naturali, e allo stesso tempo testimonia quella di modificare sensibilmente il paesaggio e la nostra percezione con il nostro solo passaggio a partire da quella piccola depressione nel terreno. 

Roccamonfina è un vulcano che è stato attivo tra i 630.000 e i 50.000 anni fa, in provincia di Caserta in Campania. Durante la sua attività, i suoi pendii erano coperti da un terreno fangoso composto da tufo e depositi di cenere vulcanica, lapilli e pomici in via di raffreddamento. Su quel pendio scosceso del versante orientale (che ricade oggi nei comuni di Tora e Piccilli), 350.000 anni fa, alcuni individui, non senza qualche difficoltà, creavano con il loro passaggio un percorso di orme che discende il crinale. Avevano un’altezza di forse 1.60, camminavano perfettamente eretti ed in tutte le accezioni possibili erano forme arcaiche dell’uomo moderno, ma non erano homo sapiens. Non potevano essere ancora homo neanderthalensis e di certo non erano ancora denosovian, le due forme di homo coeve alla nostra specie.

Qui, le interpretazioni si biforcano proprio come si biforcano il sentiero A e quello B. Quell’ominide così simile a noi, ma allo stesso tempo così diverso poteva compatibilmente appartenere al genere Homo Erectus così come a quello Homo Heidelbergensis. Solo la ricerca ed eventuali nuove scoperte nell’area potranno dircelo con maggior sicurezza. Per il momento, entrambe le ipotesi sono incredibilmente affascinanti. Quale che si dimostrerà la teoria più corretta per l’attribuzione delle orme, è indubbio che queste testimoniano il passaggio dell’uomo, dimostrando ancora una volta come la storia umana sia composta da innumerevoli migrazioni e come la nostra stessa esistenza debba un debito enorme alla nostra adattabilità a alla nostra capacità di aggirare gli ostacoli, di spingerci oltre i confini, di affrontare gli imprevisti. 

Di certo i primi proto-uomini antecessori del nostro genere non potevano essere consapevoli della grande impresa che nell’arco di generazioni stavano compiendo e nell’affrontare nuovi paesaggi per loro alieni, la frase “It’s a great honor and privilege for us to be here representing not only the United States but men of peace of all nations, and with interests and the curiosity and with the vision for the future. It’s an honor for us to be able to participate here today fu probabilmente sostituita da alcuni grugniti con una struttura grammaticale arcaica di un qualche proto-linguaggio.

Non di meno, i due percorsi scendono il crinale a zig-zag, ci mostrano il loro percorso e le scelte che hanno compiuto per superare gli ostacoli. Lavorando di fantasia possiamo immaginare due uomini insieme, che compiono differenti scelte per affrontare la discesa. I loro percorsi si allontanano, si avvicinano e si allontanano di nuovo. Nel nostro immaginario quegli uomini non sono più due semplici uomini, ma rappresentano il genere umano. Ma rappresentano anche due ideali diversi di uomo, uno quello che oggi conosciamo e l’altro quello che saremmo potuti diventare. Le orme stesse assumono una trasformazione dalla dimensione microscopica a quella macroscopica, perdono così la loro identità iniziale di orme come semplici depressioni di pochi centimetri nel terreno e conquistano invece la profondità di metri e di chilometri diventando i paesaggi dove l’uomo ha trovato riparo e quelli che l’uomo ha dovuto superare: diventano così canyon, grotte, insenature, vallate e deserti. Quelle orme ci raccontano così il viaggio dell’uomo, che è una narrazione fatta di continue migrazioni in cerca di ambienti migliori e di incontri e scontri con altre culture che ne hanno arricchito il percorso, un viaggio spinto dalla “curiosità, l’interesse e la visione del futuro” . Nel raccontarci un viaggio che è il passato ed al tempo stesso il presente dell’uomo ed il suo futuro, lo stesso concetto di “confine” viene messo in discussione: dai primi ominidi che esploravano l’Europa allora aliena alle conquiste spaziali più recenti, ogni ostacolo apparentemente insormontabile viene alla fine superato grazie alla cooperazione tra individui.

Quelle premesse che hanno da sempre spinto il nostro viaggio verso luoghi prima sconosciuti, sono ancora le stesse che spingono migliaia di persone ogni giorno ad attraversare deserti di terra o di mare, in situazioni più che precarie, fuggendo questa volta da situazioni economiche disastrose, regimi e guerre con la speranza di trovare un posto dove ricostruire la propria vita grazie ad occasioni migliori. E proprio come agli albori della nostra stessa esistenza è un viaggio che oggi viene intrapreso principalmente dalle regioni Africane e che tendono a creare atteggiamenti di timore e differenza verso ciò che è diverso. Ma questa storia, la storia dell’uomo, è una storia fatta da diverse idee di uomo, che hanno intrapreso percorsi differenti. Di questi uomini diversi, oggi ne è restato soltanto uno, formato da 7 miliardi di individui.

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